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Bande, cori e associazioni culturali nel 2026: tra regole, proroghe e una possibile svolta

di Corsi Filippo

Presidente Nazionale Nuovassomusica – Federazione Nazionale dei Complessi e delle Attività Amatoriali e Artistiche

Il dibattito sul futuro delle bande musicali, dei cori, dei gruppi folk, dei gruppi storici e delle associazioni artistiche amatoriali si è intensificato con l’avvicinarsi del 2026. L’entrata a regime della riforma del Terzo Settore, le proroghe contenute nel Milleproroghe e le nuove regole fiscali hanno generato incertezza, timori e, in molti casi, una sensazione di esclusione.È necessario dirlo con chiarezza: il 2026 non deve diventare una condanna per la cultura popolare.

Le associazioni che operano senza scopo di lucro, apolitiche e apartitiche, fondate sul volontariato e sulla partecipazione, non sono un residuo del passato, ma una componente essenziale del presente. Rappresentano un patrimonio culturale, educativo e sociale che nessuna riforma può permettersi di ignorare.

La riforma del Terzo Settore ha costruito un sistema strutturato, con regole, tutele e agevolazioni. È una scelta legittima, che risponde a precise esigenze sociali. Tuttavia, non tutte le associazioni culturali si riconoscono in quel modello. Non tutte vogliono, o possono, essere inquadrate come Enti del Terzo Settore.La cultura popolare non è una derivazione del sociale: è una dimensione autonoma, con una funzione propria. Bande, cori e gruppi folk non nascono per erogare servizi, ma per trasmettere identità, educare alla bellezza, costruire comunità.

Il Decreto Milleproroghe, da questo punto di vista, non introduce divieti né esclusioni. Al contrario, proroga termini e strumenti, riconoscendo implicitamente che il tessuto associativo italiano è fragile e va accompagnato, non schiacciato. Lo Stato sa che la cultura popolare non può essere trattata come un’azienda.

Dal 2026 entreranno in vigore regole fiscali più definite, soprattutto per gli Enti del Terzo Settore. Per le associazioni non iscritte al RUNTS non si apre una stagione di persecuzione, ma una fase in cui sarà richiesta maggiore coerenza e trasparenza nella gestione. Spese giustificate, rimborsi documentati, rendiconti chiari. Non trasformazioni forzate, non snaturamenti, ma semplice serietà.

Ed è proprio in questo contesto che entra in gioco un elemento che, se approvato, può rappresentare una vera svolta: il PDL 2221.Una proposta di legge che nasce anche dal confronto avviato nel Tavolo Nazionale e Internazionale per la Musica Popolare Amatoriale, istituito presso il Ministero degli Affari Esteri, e dal lavoro portato avanti negli ultimi anni da associazioni, federazioni e rappresentanti del settore.

Il PDL 2221, promosso dall’Onorevole Tassinari (Forza Italia) e sostenuto dalla maggioranza di governo, si fonda su un presupposto chiaro e politicamente rilevante:la musica popolare amatoriale è patrimonio culturale della Nazione.

Non un passatempo, non un’attività marginale, non un fenomeno folkloristico da relegare ai margini, ma un elemento identitario, educativo e sociale che contribuisce in modo concreto alla coesione delle comunità, alla trasmissione delle tradizioni e alla formazione delle persone.

Questa impostazione segna un cambio di passo importante: per la prima volta si propone di riconoscere bande musicali, cori, gruppi folk e associazioni artistiche amatoriali per ciò che sono, e non solo per la forma giuridica che assumono. Non come “eccezioni” da tollerare, ma come soggetti culturali da tutelare.

Se questa proposta diventerà legge, potrà offrire a queste realtà una tutela propria, distinta dal Terzo Settore, fondata sul riconoscimento culturale. Non una scorciatoia, non un privilegio, ma una collocazione corretta.Perché non essere nel Terzo Settore non deve significare essere fuori dal sistema.

È doveroso chiarirlo: la tutela non può diventare un alibi. Se il PDL 2221 sarà approvato, dovrà prevedere criteri chiari e controlli seri. Il mondo della cultura popolare va protetto anche da chi vorrebbe utilizzarlo per fini personali o economici. Difendere le bande, i cori e le associazioni significa anche difenderle da chi ne snatura il senso.

Il futuro delle bande musicali, dei cori, dei gruppi folk e delle associazioni artistiche amatoriali non può essere deciso per esclusione. Deve essere costruito per riconoscimento.Il Milleproroghe tiene aperti gli spazi. La riforma del Terzo Settore ridefinisce un modello. Il PDL 2221 offre una prospettiva.

Ora serve una scelta politica chiara: vogliamo una cultura popolare tollerata o una cultura popolare tutelata?


Conclusione

Il 2026 non è una fine.È un passaggio.

Il Milleproroghe ci dice che lo Stato sa di dover accompagnare.Il Terzo Settore ci chiede più ordine, non meno cultura.Il PDL 2221 ci offre la possibilità di un riconoscimento vero, finalmente mirato.

Ora la domanda non è “che cosa ci faranno”, ma che cosa vogliamo diventare.

E come Presidente Nazionale di Nuovassomusica, sento il dovere di dirlo con forza:le bande, i cori, i gruppi folk, le associazioni culturali non sono un problema da gestire, ma una ricchezza da proteggere.


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